Per partecipare al Domino Letterario di marzo, ho scelto di dedicarmi alla lettura del secondo libro di Elisa Trodella e Loretta Tarducci, Imperfetti innamorati, una sorta di seguito di Scusa ma ti amo troppo. Da tempo avevo questo volume stipato in un ripiano della mia libreria, praticamente dal giorno della sua uscita, ma solo per questa particolare occasione ho deciso finalmente di prenderlo in mano e leggerlo: è stato un viaggio molto romantico e spensierato, ricco di situazioni a dir poco imbarazzanti, tanto da indurmi, a tratti, proprio per il disagio causatomi, ad arrestare la lettura, concedendomi una piccola pausa in cui prepararmi psicologicamente al paragrafo che avrei letto di lì a poco e metabolizzando preventivamente la situazione spiacevole a cui avrei partecipato in maniera indiretta nelle vesti dell’ombra di Felicia, la protagonista femminile del romanzo.
Prima di dedicarmi alla trama di questo libro, però, vi lascio l’elenco dei blog letterari che con me hanno preso parte a questo bellissimo “gioco” libroso.

Pietro sta tornando a casa nella capitale, come solitamente fa ogni fine settimana. Da otto mesi compie questo viaggio avanti e indietro da Perugia, dove si è trasferito per intraprendere gli studi universitari in veterinaria, consacrando definitivamente il suo amore per gli animali, dimostrato fin dall’infanzia dal tentativo di riattaccare con lo scotch la coda a una lucertola e dalla gioia dirompente con la quale aveva accolto la prima leccata in faccia da parte di Oscar, l’ultimo bassotto ospitato in casa Garrone.

Prima di entrare nel mirino delle attenzioni del suo gemello, atteso per pranzo, alquanto geloso e iperprotettivo nei suoi confronti, Felicia, la voce narrante di questo libro, una diciannovenne che ancora non sa cosa fare nella vita e quindi si è presa un anno sabbatico per riordinare le idee, si deve occupare di una piccola faccenda, cioè mollare il suo pseudo fidanzato Francesco che, ancora una volta, durante una festa a casa di amici la sera prima, ha fatto l’idiota con una ragazza, mettendo la sua dolce metà in cattiva luce, ridicolizzandola: per fortuna, la figlia di Stella e Giulio può annoverare, tra le sue amicizie più strette del liceo, quella di Clem, una rossa così sfegatata di trucco, parrucco e vivere sano da aver aperto un canale Youtube, seguitassimo dagli internauti.
Vivendo situazioni del genere in campo affettivo, come può Felicia, che porta il nome di sua nonna materna, personaggio già conosciuto in Scusa ma ti amo troppo, credere di poter incontrare un giorno il vero amore? Un simile avvenimento accade solo rare volte, come ai suoi genitori che, nonostante l’età, ancora sembrano dei ragazzini agli esordi della loro relazione. Per le restanti persone, i comuni mortali come la nostra protagonista, quell’emozione sincera è solo un grandissimo miraggio, un’oasi nel deserto impossibile da raggiungere.

Tuttavia, in un futuro prossimo potrebbe cambiare idea? Forse… Magari con l’SMS giusto ricevuto in un momento altrettanto giusto, tutto può prendere una direzione che non pensavamo possibile, soprattutto se in un istante goliardico tra amiche si dà corda a uno sconosciuto, rispondendogli per le rime al cellulare.

Circondati dall’amore che solo una famiglia solida può donare, un affetto che a volte scivola malauguratamente nel morboso con le sue attenzioni soffocanti e forse asfissianti, diventando quasi fuori luogo e privo di una qualsiasi comprensione logica, tanto da indurci a volercene staccare solo per prendere una boccata di aria fresca, lontani anche solo con la mente dal focolare domestico, viaggiando nell’etere dei nostri pensieri e lasciandoci travolgere da essi, nel momento in cui ci ritroviamo a vivere un’amicizia profonda e senza limiti, dove ognuno degli individui coinvolti nel legame si impegna con tutto sé stesso per l’altro, una nave che mai sarà abbandonata dal suo equipaggio, conscio del fatto che, sì, un giorno, forse, affonderà con essa, toccando il fondale marino insieme, un’ultima nuova avventura da affrontare prima di lasciare ai posteri la strada già spianata, un vascello nel quale si ottiene tutto in cambio di niente e ogni persona ha un piccolo posto riservato nel cuore degli altri, una culla amorevole in cui venire preservato e protetto, un caldo abbraccio esente da incursioni esterne e maligne di chi vuole solo ferirci nel profondo, mortalmente, lasciandoci in fin di vita agonizzanti, nonostante tutto questo amore che attornia la nostra figura, sebbene sembriamo avere una vita felice in tutti i sensi e decisamente soddisfacente sotto ogni punto di vista, nell’istante più inopportuno, quando magari siamo più vulnerabili e indifesi, solitamente soli con noi stessi mentre facciamo i conti con le situazioni dove ci siamo resi protagonisti, le persone con cui abbiamo avuto a che fare, gli atteggiamenti da noi adottati in determinati frangenti, proprio in quell’attimo, sorge fiorente e lussureggiante il seme dell’inadeguatezza, un’erbaccia che mina la calma e la linearità della nostra bellissima e personale aiuola, un praticello ormai infestato da una zizzania in grado di farci sentire fuori posto, anche quando quel dato luogo è il nostro di diritto, portandoci a provare sentimenti di astio e di sfiducia nei confronti dei nostri animo e coscienza percepiti già da molto tempo a causa delle continue riflessioni con le quali le tartassiamo, senza lasciar loro un attimo di respiro, per ricaricarsi e affrontare le nuove giornate con più serenità e speranza.

A questo punto, è facile e lampante abbracciare l’idea di schermare questa nostra indole manchevole con un io diverso, forte e spavaldo, una figura inedita di noi stessi che dimostri il suo valore a tutti coloro che incrociano il cammino da noi intrapreso, proiettando una sorta di doppelgänger a immagine e somiglianza della persona che disperatamente vorremmo essere, valido aiuto nel mascherare e nascondere quella carenza che sembra accompagnarci e che ogni giorno di più pare schiacciarci con la sua mole considerevole, anche quando dovremmo essere immuni dai suoi attacchi imprevisti perché al sicuro nella nostra bolla dove niente e nessuno dovrebbe nuocerci.

La costante paura di non piacere agli occhi di chi ci guarda e di non essere accettati da loro per ciò che siamo ci induce a crogiolarci di beatitudine nell’interpretazione di quel ruolo che abbiamo deciso di impersonare sul palco della nostra vita, a volte magistralmente, tanto da indurre il pubblico a scrosci di applausi alla caduta del sipario, altre in maniera non troppo convincente, con annessi pomodori e uova marce lanciati contro sé stessi, riuscendo sempre, però, a cavarcela e schivare quelle mine vaganti, sebbene fino all’ultimo la disfatta bussi alla nostra porta in un modo insistente oltremisura.
Vestendo i panni di qualcun altro, capi di abbigliamento che non prevedono assolutamente un’autostima pari a zero e un’alta diffidenza nutrite entrambe verso la nostra persona, risulta semplice sbagliare, cadendo nei tranelli che il destino pone a tradimento quali ostacoli da saltare, pena una caduta rovinosa a terra: la maggior parte delle volte, i contrattempi avvengono proprio nei momenti più cruciali, quelli nei quali è meglio evitare qualsiasi interferenza non voluta se si vuole trovare una soluzione, risolvendo ogni sfumatura del problema preso in esame, situazioni in cui gli impacci del fato non sono per nulla desiderati, anzi, bramati, sì, ma il più lontano possibile dalle nostre vicende personali. Basta un attimo e si creano delle incomprensioni, istanti in cui non sappiamo cosa pensare, nei quali non capiamo effettivamente cosa abbiamo di fronte e quindi non riusciamo a comprendere come sia meglio agire, quale sia il modo migliore per arginare la difficoltà mostratasi con fierezza davanti al nostro sguardo che, a poco a poco, si appanna e permette alla nostra vera personalità di riaffiorare, provocando in noi una specie di intimidazione corposa di fronte alla realtà dei fatti, a quell’enorme bugia che continua imperterrita a ingigantirsi perché noi glielo permettiamo e non siamo ancora pronti a fare il passo decisivo a livello del quale sarà la verità la sola e unica solista di un assolo da inserire negli annali e da ricordare, memorabile o meno che sia.
Tuttavia, quando i tasselli del mosaico cominciano a essere disposti nella locazione a loro più confacente, le nebbie si diradano permettendoci di analizzare ciò che avevamo sotto il naso in maniera diversa, sotto una luce differente, uno spot inequivocabile che ci induce ad adottare una prospettiva a cui fino a poco prima non avremmo mai osato ricorrere. Ed è proprio lì che comprendiamo il vero significato di determinate azioni, il mero senso di specifiche parole che sembravano portare verso una meta giusta, eppure, a conti fatti, completamente sbagliata. Esattamente lì capiamo di non essere più le stesse persone di un tempo perché, esaminando tutte le nostre vicende, abbiamo finalmente colto il loro vero contenuto, capendolo davvero in maniera razionale e, quindi, vivendo meglio, senza più alcuna paranoia derivante da esso, senza più alcuna fisima mentale che non ci permetteva di stare bene con noi stessi, un noi ora ritrovato e sereno, un noi che mai più lasceremo andare via. Finalmente, siamo cresciuti, scoprendo che, anche se possediamo tantissimi difetti, nonostante tutti i nei che possiamo annoverare e continueremo ad avere per i giorni a venire, non siamo quelle persone insulse che credevamo, non siamo degli individui che si devono nascondere per timore di apparire sbagliati di fronte ai nostri interlocutori, ma siamo noi, semplicemente, diversi dagli altri, eppure loro simili, differenti da tutti, uguali a nessuno.
A chi dobbiamo essere grati per questo nostro percorso di rinascita e sviluppo? Un sentito grazie va indirizzato alla nostra famiglia, sempre presente nella nostra esistenza, sempre disposta ad amarci anche quando sa che sbagliamo e che trattiamo con sufficienza qualunque suo membro, la cui unica colpa è stata quella di cercare di svegliarci per vedere sul serio la nostra realtà e di rabbonirci nelle situazioni che più avevano richiesto la calma placida del nostro animo.

Un abbraccio sincero è tutto dedicato agli amici di una vita, fraterni e non, quelli che non ci abbandonerebbero mai, nemmeno se, mossi dall’istinto del momento, vengono adoperati nei loro confronti atteggiamenti che nulla hanno in comune con l’essere amichevole, anche se, certe volte, ci è capitato di parlar loro, dando aria alla bocca e lasciando alla lingua il potere di sciorinare parole a briglia sciolta, senza pensare prima di dar voce ai pensieri, senza elucubrare sulle possibili conseguenze di tali azioni. E, infine, ma non meno importante, bisogna ringraziare noi stessi, i veri protagonisti del cambiamento: noi che abbiamo saputo ascoltare, noi che siamo riusciti a capire, noi che, nonostante tutti gli errori che abbiamo fatto, facciamo e faremo, siamo stati compresi e per questo amati.

Imperfetti innamorati narra la scoperta dell’amore vero, quell’emozione che sconvolge e avvolge in un abbraccio appassionato bloccando i “malcapitati” in una prigione senza sbarre, l’upgrade di tutte le mere infatuazioni che, prima di incontrarlo, si vivono quasi in terza persona, come se non si avesse davvero a che fare con esse, come se il solo pensare a un affetto puro e semplice facesse storcere il naso dal disgusto. Con la loro solita scrittura da manuale, Loretta Tarducci ed Elisa Trodella hanno saputo sconvolgermi nuovamente, come è stato per Scusa ma ti amo troppo, il loro primo romanzo, ma questa volta non per i colpi di scena, bensì per la profondità, prima solo accennata e poi, in una climax ascendente, molto marcata, della protagonista femminile, Felicia, una ragazza come tante altre, con le sue paranoie in merito a tutto ciò che potrebbe interessare la sua persona, una giovane donna che, col passare delle pagine, trova il suo posto nel mondo, crescendo e scoprendo l’infinita bellezza dell’amore, un sentimento che denigrava con tutta sé stessa, ma che, alla fine, ha conquistato anche il suo cuore, almeno all’inizio, glaciale, scalfendolo in via definitiva. La sua storia, decisamente molto reale, ci ricorda che, sebbene si cerchi di sbagliare il meno possibile, inciampare negli errori è molto più umano di quanto si pensi ed è per questo motivo che i nostri simili perdonano le nostre colpe: solo loro possono capire cosa significa tutto ciò, solo loro possono darci una seconda possibilità.

 

 

Valutazione:

 

Scheda libro

Titolo: Imperfetti innamorati
Autori: Loretta Tarducci e Elisa Trodella
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 221
Anno di pubblicazione: 2016
Traduttore:
Genere: Romance
Costo versione cartacea: 6.90 euro
Costo versione ebook: 3.99 euro
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